Le giornate si concluderanno con Sangam confluenza dei percorsi di Ileana Citaristi, Giovanna Leva, Rosella Fanelli e Giovanna Summo

Promosse da Ambasciata dell’India a Roma, AIRDanza e Università Roma Tre (Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo) si terranno a Roma presso varie sedi dell’Università tre giornate dedicate a “Le Danze indiane in Italia – Storie, tradizioni, tecniche e contaminazioni” con l’obiettivo di mettere in luce i percorsi di quattro artiste – Ileana Citaristi (Odissi), Giovanna Leva (Bharatanatyam e Bharatanrityam), Rosella Fanelli (Kathak) e Giovanna Summo (Kutiyattam) – che saranno anche protagoniste, al termine del convegno e per la regia di Maria Grazia Sarandrea, di una performance intitolata Sangam, vocabolo sanscrito traducibile come «confluenza».
Clicca sull’immagine qui sotto per leggere il programma della Conferenza introduttiva di Giovedì 29 Maggio.
Queste le credenziali per assistere su Microsoft Teams alla conferenza:
ID riunione: 362 097 420 947 – Passcode: Mf9B89JQ
Il programma delle tre giornate è disponibile a questo link; di seguito ne riportiamo il comunicato:
Il convegno nasce dall’esigenza di iniziare una ricognizione sulle modalità di ricezione e diffusione delle danze classiche indiane in Italia. Interrogando i fenomeni circolatori e le dinamiche di mobilità di alcune fra le prime danzatrici italiane formatesi in India, il convegno intende approfondire lo studio delle tecniche di danza indiana diffuse sul territorio nazionale e comprendere l’impatto che queste tecniche hanno esercitato sul panorama coreografico italiano.
Si tratterà di mettere in luce i percorsi singolari di quattro artiste – Ileana Citaristi (Odissi), Giovanna Leva (Bharatanatyam e Bharatanrityam), Rosella Fanelli (Kathak) e Giovanna Summo (Kutiyattam) -, per la prima volta riunite in un progetto scientifico lungimirante, che permetterà di attardarsi sulle loro biografe globali e itineranti e sulle tecniche da loro incorporate.
Uno degli approcci di riferimento sarà quello della storia orale (Friedman 2014, 2015; Pollock 2005) e della microstoria (Ginzburg 2015; Bertrand e Calafat 2018) che premetteranno di scrutare e raccontare non solamente gli individui o gli eventi presi isolatamente, ma anche e soprattutto le interazioni, le reti di relazioni e i contatti, i processi di trasformazione e le loro ricadute sociali e culturali. Questa prospettiva inviterà a multi-situare l’analisi, mettendo in luce la frammentazione e la molteplicità dei contesti, nonché le loro asimmetrie.
Parallelamente, sarà mobilizzato un approccio estetico e analitico del movimento (Godard 2002, Roquet 2019, Harbonnier 2023), che inviterà a portare l’attenzione sul gesto e la sua carica espressiva e a pensarlo come il luogo in cui si organizza la produzione di senso (Godard 2002). Si tratterà di osservare e mettere in relazione i rapporti fra una certa gestione del peso e i valori dell’espressività, il trattamento dello spazio e del tempo, la qualità del flusso di movimento, elementi che inviteranno a cogliere non solo i fondamenti tecnici di questi stili di danza indiana, ma anche e soprattutto il rapporto che ogni danzatrice instaura con le tradizioni apprese.
Questi approcci permetteranno, da un lato, di riflettere sulla natura delle connessioni e produrre una narrazione corale e interconnessa delle esperienze legate alla danza indiana in un contesto come quello italiano che, per il suo stesso retaggio geografico e storico, invita a un approccio “multi-situato” (De Vito 2013); dall’altro, di portare un’attenzione particolare al vissuto corporeo di queste danzatrici, ai processi di apprendimento sperimentati in India, al loro training e ai dispositivi di trasmissione impiegati durante il loro insegnamento. Così, in una accurata commistione fra ricerca pratica e riflessione teorica, il convegno si propone di mettere in luce i principi che muovono le codificate tecniche indiane a partire dall’esperienza e dall’elaborazione personale di queste danzatrici italiane.


