Trattazione semiseria sull’ancia doppia

di Angela Paletta

“Sono due pezzettini di canna, sì, proprio quella del fiume, che legati insieme e lavorati a dovere formano quella che si chiama ancia doppia, che permette agli strumenti come l’oboe e il fagotto di suonare: senza di essa, da questo tipo di strumenti non si ottiene nessun suono.”

…È l’inizio della spiegazione semplice che di solito si dà nella presentazione dello strumento alle classi di una scuola elementare… e di semplice non c’è che questo!

Perchè in realtà ad ogni minimo passaggio – scelta della canna, legatura, lavorazione – essa nasconde insidie a volte insormontabili… testi, trattati antichi e manoscritti non fanno che sottolineare l’importanza dell’imboccatura o, viceversa, glissano amabilmente, nominandola soltanto.

Un disegno esplicativo dell’ancia doppia appare alla Proposition XXXIII nel V Libro Des instrumens à vent della Harmonie universelle di Marin Mersenne (Paris, Sébastien Cramoisy, 1636), dove possiamo leggere che:

L’ancia ρ σ τ mostra la maniera di accomodarla come d’ordinario, dove ρ σ  indica le canne saldamente legate di cui è composta. σ τ  è il tubo di rame su cui vengono legate con filo, cerato o reso umido, affinchè chiuda meglio i lati, così che l’aria che viene soffiata imboccando la parte alta dell’ancia non si disperda; e poi si attorciglia dell’altro filo attorno al tubo  τ  così che possa entrare forzando nel condotto e che l’aria non possa scappare da nessuna parte.

 

Più succinto Pierre Trichet nel suo Traité des instruments de musique (Paris BSG: Ms 1070; ca. 1640), dove si parla di uno strumento anticamente chiamato Tibia Altibuxia che per suonare utilizza un pezzo di canna tagliato e legato su un tubo di rame perfettamente a metà della sua apertura.

…Insomma, si parla di tecnica del colpo di lingua sull’ancia, di come pronunciare varie sillabe per produrre differenti tipi di staccato, ma… nessuna misura, nessuna illustrazione, nessuna spiegazione precisa su come fare per lavorare questo famigerato pezzo di legno palustre!

Eppure caratterizza una intera famiglia di strumenti, è indispensabile ed è tuttora la disperazione di noi tutti che, nel mezzo del cammin di nostra vita ci siamo imbattuti in questa complicazione che ci ha segnato per sempre l’esistenza…

Un primo spiraglio di sole ci proviene da Jean-Pierre Freillon-Poncein che, nel trattato La véritable manière d’apprendre à jouer en perfecion du haut-bois (Paris, Collombat 1700), scrive quanto segue:

freillon-poncein[…] prendere la metà della canna di cui l’ancia è fatta con le due labbra e tenerla alla metà con forza chiudendo nella misura in cui sia comodo e poi dare più e più fiato e senza fare alcuna smorfia né agitare nessuna parte del corpo. Dico questo perché spesso inconsape- volmente cadiamo in certe abitudini e contorsioni che rendono quasi impossibile il suonare e ciò rende davvero sgradevole la visione alle persone che ascoltano […]

Jacques Hotteterre, pochi anni più tardi, aggiungerà la seguente precisazione, nel capitolo che riguarda la spiegazione dell’imboccatura in Principes de la flute traversiere, […] de la Flute a Bec,  […] et du Haut-bois (Amsterdam, Estienne Roger 1728):

Hotteterre

[…] che l’imboccatura non sia più di due o tre linee [N.d.R.: la ligne era 1/12 di un pollice; in Francia nel ‘700 era equivalente a circa 2,3 mm] e che le labbra siano almeno a una linea e mezza di distanza dalla legatura. La bocca sarà messa in modo da poter serrare più o meno a seconda del bisogno e si osserverà con attenzione di non toccar l’ancia coi denti […]

E François A. de Garsault, cui peraltro si deve un disegno accurato delle ance per oboe e fagotto in uso verso la metà del ‘700, aggiunge nel suo Notionaire ou mémorial raisonné (Paris, G. Desprez 1761):

gersault_anche

l’oboe è uno strumento a fiato da cui si trae un suono a mezzo di un’ancia nella quale si soffia. […] Richiede forza per soffiarci dentro ed è abbastanza difficile suonarlo bene: si tiene davanti a voi.

Bene, non è molto, ma quantomeno sono consigli amichevoli e se non altro apprendiamo che l’emissione era tutt’altro che semplice… Bisogna arrivare alla fine del secolo prima che qualcuno dedichi un capitolo specifico alle ance: Amand Van Der Hagen è probabilmente il primo ad occuparsene, nel Méthode nouvelle et raisonnée pour le hautbois (Paris, Boyer ca. 1790). Qui possiamo trovare qualche indicazione supplementare, anche se non definitiva e tantomeno precisa, ma la novità è che viene finalmente considerata come

la parte più delicata e importante dello strumento, perché tutto dipende da una buona ancia, e sono pochi i professori che le sanno fare, a seconda delle loro imboccature, più o meno forti. […] Per fare una buona ancia, la base è una buona canna che dovrà essere pastosa e fine. La fattura sarà difficilmente spiegabile scrivendo, a causa delle differenze dei vari strumenti sui quali viene utilizzata. Non c’è che la pratica per la buona riuscita, ma l’essenziale è che l’ancia sia scartata ugualmente in entrambe le parti e ben legata sul tubo.

Solo qualche anno dopo, Joseph-François Garnier l’Ainé nel Méthode Raisonnée pour les haut-bois (Paris, Pleyel 1798) dedica ben tre capitoli all’ancia, alla sua costruzione e addirittura alla strumentazione specifica di cui ogni oboista che si rispetti deve essere dotato: la cosa si fa finalmente seria e vale la pena tradurre letteralmente tutta la trattazione.

Capitolo 3: L’ancia

L’ancia è propriamente l’organo dell’oboe: le vibrazioni che vengono impresse all’aria attraverso i polmoni sono la causa del suono così come è conosciuto.

E’composta da due lame bombate di canna che, come due labbra, per la loro caratteristica di flessibilità ed elasticità sono suscettibili della possibilità di avvicinarsi o meno una all’altra.

L’apertura esistente tra di loro lascia passare l’aria e, variando nella forma e in tutte le sue variazioni dona al suono dello strumento tutte le modifiche che l’artista studia, conosce e impara a tal proposito.

Queste due lamine sono fissate su un tubo conico di rame, assieme al quale costituiscono l’intera ancia; il tutto si impianta nella cavità superiore dell’oboe ma non si dovrà forzare più di un certo punto che vi mostrerò.

La canna della quale ci serviremo dovrà provenire dai paesi meridionali: è da qui che proviene la migliore, soprattutto quella cresciuta in una zona ventilata e andrà tagliata nell’autunno, nel periodo che precede le gelate.

Il tubo dovrà essere sano e vivo, della grandezza di un mignolo.

Le due lamine dovranno avere tra di loro una curvatura tale che i punti siano disuniti ai due capi della loro larghezza quando sono montati sul tubo di rame: poiché sono molto sottili e ravvicinate, qualsiasi corpo estraneo potrà modificare la vibrazione, quindi sarà bene controllare l’interno dell’ancia e pulirlo esattamente come avviene per lo strumento, con una leggera passata con la punta di una piuma.

Capitolo 4 : Degli accessori necessari per fare le ance

Gli strumenti che tratteremo sono cinque e li vediamo nell’immagine qui sotto:

  • il primo si chiama sgorbia, è d’acciaio, della lunghezza di un pollice e a forma di falce ricurva per tutta la sua larghezza, che è di pochi centimetri.
    Vista di profilo, la sua curvatura è proporzionata a un pezzo di canna divisa in due nel senso della lunghezza.
    E’ affilata su entrambi i lati della larghezza, viene utilizzato per rimuovere la parte legnosa all’interno delle canne.
  • il secondo è una lama d’acciaio piatto, con le estremità tonde e affilate, serve a grattare e a pulire l’interno della canna.
  • il terzo è un coltello a due lame, dove l’una serve a preparare e a tagliare la canna e l’altra serve a finire l’ancia.
  • il quarto è una lima d’acciaio che serve a pulire e a togliere tutte le asperità dell’ancia.
  • il quinto è un mandrino o un pezzo d’acciaio di forma conica che serve a modellare il rame dell’ancia. Serve anche a tenere l’ancia mentre la si monta e per fissare le due lamine sul tubo di rame con del filo forte e cerato: questo attrezzo previene lo schiacciamento dell’ancia.

Garnier
Muniti di questi attrezzi, taglieremo il tubo di canna in tre parti uguali , un pezzo di canna della qualità indicata precedentemente e un po’più lungo del mignolo.

Con la sgorbia leveremo la parte legnosa dell’interno di uno di queste tre frazioni e, appena ci si sarà avvicinati alla parte esterna, puliremo col raschietto e metteremo la canna in un bicchiere d’acqua. La ritireremo dopo 8 o 10 minuti e leveremo le asperità che si saranno rese visibili dopo che la parte interna si sarà gonfiata con l’acqua, in modo da far riapparire l’interno concavo ben pulito e preparato.
Leveremo col coltello la parte centrale della superficie che copre l’altro lato in modo da dare una curvatura tale che le lamine che si vengono a formare possano unirsi bene ai bordi una volta ripiegate ugualmente.

Il modello seguente è stato estratto per la lunghezza.

A questo punto le due lamine possono essere applicate una contro l’altra come devono essere allorché debbano essere montate sul tubo di rame, le metteremo in bocca e cercheremo di dar loro la curvatura che avranno e durante questo tempo daremo due o tre volte la cera al filo che useremo, in modo che sia più o meno forte.
L’attaccheremo in seguito per una delle sue estremità a un gancio abbastanza forte per poter ben serrare le due lamine sul cilindro di rame che terremo col mandrino.
Allorquando avremo formato la legatura che dovrà estendersi sui due terzi del tubo conico di rame, faremo in modo che la legatura non faccia assolutamente passare l’aria dai lati.
Potremo a questo punto levare il mandrino e leveremo un po’ di legno alle estremità delle due lamine al fine di poterle tagliare in modo uguale e lasceremo quindi seccare un po’l’ancia prima di finirla.

 Capitolo 5 : Della maniera di provare l’ancia

Prima di adattare l’ancia all’oboe, dopo averla grattata sulla punta in maniera uguale e tagliata, proviamo soltanto se suona con facilità e se imita il grido di un galletto ed in questo caso potremo usarla immediatamente.
Saprete che è troppo premuta nello strumento se il Do centrale è troppo alto o se l’ottava superiore è troppo bassa. per ovviare a questo inconveniente si metterà del filo fine alla base dell’ancia, in modo che non si infili più così tanto.
In caso contrario, se l’ancia non entra bene fino al punto giusto, levare un po’di filo dal basso del tubo.
Se l’ancia non ha corpo lo riconoscerete principalmente suonando il Sol acuto e il Fa basso: in questo caso il suono vacilla e non ha stabilità e si deve tagliare un poco in cima alla punta, al fine di dare un poco più di forza.
L’ancia che ha troppo corpo ed è conseguentemente troppo dura produrrà difficilmente il LAb centrale o la scala discendente dal Do centrale a quello basso: scartate allora alla base dello scarto per dare più flessibilità.

Tutte queste correzioni sono inutili se la canna è di scarsa qualità.
Gli allievi si serviranno all’inizio di un’ancia un po’debole, le loro labbra avranno più facilità a dirigerla.
Un’ancia troppo larga altera la natura del suono dello strumento, che assomiglierà a quello del fagotto.

… Il resto è storia… la nostra personale storia, la discussione quotidiana con il renitente pezzo di canna di fronte a noi, che non vuole sottomettersi alla lama del nostro coltello, che proprio mentre tiriamo un sospiro di sollievo per aver finalmente terminato il lavoro, decide di aprirsi in due lungo quella che avevamo creduto una venatura e che invece era una crepa latente, che decide di cederci un angolo nel momento in cui la rifiniamo con grande amore, magari proprio immediatamente prima di un concerto importante!

E, come diceva il grande Ingo Goritzki, un’ancia è paragonabile a una persona: quando è definitivamente defunta, per quanto mediocre fosse stata, nei nostri ricordi sarà sempre la migliore…

 

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