Paolo Botti – The Lomax Tapes

Un disco come omaggio alle storiche registrazioni del musicologo americano

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Per il centenario della nascita di Alan Lomax (1915-2002), il jazzista romano Paolo Botti – trapiantato da anni a Milano – propone al pubblico un nuovo CD che presenta una raffinata rivisitazione del corpus di musiche tradizionali raccolte in varie parti del mondo da Lomax, studioso a cui fra l’altro la nostra nazione deve il decisivo impulso agli studi sulle musiche di tradizione orale in Italia dato dalla campagna di ricerca e registrazione condotta negli anni 1953-54 assieme a Diego Carpitella per conto della Columbia World Library, della BBC e della Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Fu quella un’occasione irripetibile per fissare su nastro generi musicali destinati in pochi anni a scomparire con l’avvento dell’omologazione culturale prodotta dalla televisione. Fra i tanti grandi artisti americani che vennero da lui riscoperti e salvati dall’oblio grazie alle preziose incisioni per la Library of Congress figurano nomi quali quelli di Jelly Roll Morton, Leadbelly e Big Bill Broonzy.

Le 23 tracce del disco distribuito assieme al numero di Maggio della rivista Musica Jazz presentano esecuzioni moderne di altrettanti brani tratti dalla collezione Lomax, realizzate con otto diversi organici che spaziano dal duo (Arcomantice, I gemelli del goal, Botti-Puglisi, Botti-D’Agaro), passando per il trio (The Leaping Fish Trio, Botti-Gilmore-Tandoi) e il Paolo Botti Quartet fino alla formazione più ampia de La Fabbrica dei Botti. Anima di ogni formazione è lo stesso Botti in veste di polistrumentista che copre un ampio spettro di timbri, da quello della viola, del banjo e del violino Stroh fino alla chitarra Dobro e al mandolino, con un’escursione verso la cornetta.

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Grazie anche all’encomiabile scelta di effettuare le prese di suono con microfoni panoramici senza separazione degli strumenti – non soltanto in studio ma per lo più in situazioni «domestiche» – il disco riporta alla luce tutto il calore delle fonti scelte – prevalentemente statunitensi, ma sono presenti anche brani dalla Spagna, dai Caraibi e dall’Italia, fra cui Scura maie e A la Sulfatara – e al tempo stesso testimonia della grandezza dell’ispirata figura di Lomax, che intese la sua opera non tanto come ricerca accademica quanto come indispensabile battaglia da condurre sul campo per valorizzare e difendere le culture musicali messe in pericolo dalla incipiente globalizzazione.

Musicisti (in ordine alfabetico):
Paolo Botti, Luca Calabrese, Tony Cattano, Daniele D’Agaro, Zeno De Rossi, Betty Gilmore, Dimitri Grechi Espinoza, Tito Mangialajo Ranzer, Edoardo Marraffa, Filippo Monico, Emanuele Parrini, Fabrizio Puglisi, Mariangela Tandoi, Enrico Terragnoli, Luca Venitucci.

Registrazioni di:
Paolo Casati, Stefano Amerio, Lorenzo Dal Ri.

(A. T.)

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