La Memoria sghemba 5

di Paolo Zagari

In questa rubrica si tratterà di cinema, letteratura, arte, danza, gastronomia e di tutto ciò che a un certo punto, sospinto dalla razionalità del caso, affiora nella memoria o misteriosamente in essa perdura.

E’ una sera qualunque, siamo appena tornati a casa, abbiamo posato le chiavi nello svuotatasche, ci siamo tolti la giacca e, come per un riflesso condizionato, abbiamo acceso la televisione che era sintonizzata sul telegiornale regionale.

Out –out invece di aut aut, un errore comico che suscita due riflessioni distinte. La prima, più ovvia e velatamente demagogica, è sul sistema Italia: Cosa serve, nel nostro paese, per arrivare a essere un giornalista di una testata prestigiosa? Curriculum spaventoso? Gavetta pesante? Talento indubitabile? Cultura enciclopedica? Coraggio investigativo? Fortuna? Un calcio in culo? Relazioni pericolose? Permeabilità etica e psicologica?

La seconda riflessione è : Chi è un giornalista?

A – Un eroe disposto a sacrificare la propria vita in nome della verità

Urla del silenzio, il film di Roland Joffé del 1984, racconta le gesta di un giornalista americano che insieme al suo amico interprete e fotoreporter cambogiano permette al mondo di scoprire gli orrori del regime ultra comunista di Pol Pot che in nome di un mondo migliore ha ucciso quasi due milioni di persone – un terzo dell’intera Cambogia – nell’ arco di 4 anni (1976-1979).

B – Un uomo tranquillo, come noi, con i nostri vizi e le nostre virtù, furbo ma non quanto i potenti che intervista

Il film è Signori e Signore Buonanotte, un tipico spaccato di società italiana descritto secondo i canoni della commedia all’italiana: disincanto, cattiveria, assenza di morale. Il modo migliore per descrivere questo paese. Il film è del 1976 e il dato serve a capire quanto spesso il cinema italiano sia stato (purtroppo non lo è più) sventuratamente profetico.

C – (che nella vulgata è il pensiero più corrente) giornalista uguale Figlio di Mignotta

Prima pagina, un vero e proprio trattato senza retorica sul mondo e sui meccanismi che regolano il giornalismo, è il terzo film della irresistibile coppia Lemmon – Matthau, un gioiello della commedia americana elegante, raffinata, caustica, divertente di cui Billy Wilder – il regista – è il principale maestro e artefice.

Concludendo, una cosa è chiara: comunque la pensiate, il giornalista è colui che dà una notizia, non che la sa.

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