Canti d’amore e di guerra con “Furiosi affetti”

In programma al Teatro Antigone di Roma composizioni di Monteverdi e Uccellini

furiosi affetti Tancredi e Clorinda

Il cartellone della rassegna organizzata dall’Orchestra Barocca di Roma Furiosi affetti propone per il prossimo 12 Marzo un suggestivo accostamento fra le Sinfonie Boscarecie Op. VIII di Marco Uccellini e brani vocali di Claudio Monteverdi. Impegnati a fianco dell’orchestra in questa produzione saranno i solisti di canto Antonia Harper (Soprano), Roberto Manuel Zangari (Tenore) e Gennaro Panarello (Tenore).

Le Sinfonie di Uccellini apparvero a stampa a Venezia nel 1660 e godettero di sicura fortuna negli anni successivi, testimoniata dalla ripubblicazione ad Anversa nel 1669 e nel 1677. La destinazione – specificamente indicata come «A Violino solo e Basso, e due altri Violini ad libitum» – e la caratteristica scrittura strumentale permettono di individuare in queste composizioni un importante punto di passaggio nello sviluppo della scuola violinistica italiana.

Monteverdi madrigali Tancredi e ClorindaNel programma annunciato, le Sinfonie di Uccellini faranno da interludi ad una variegata scelta di composizioni vocali di Monteverdi, tratta in parte dai melodrammi Orfeo e L’Incoronazione di Poppea e in parte dai libri di madrigali. Concluderà la serata Il Combattimento di Tancredi e Clorinda, pubblicato a stampa nel 1638 nell’Ottavo libro di madrigali guerrieri et amorosi ma già precedentemente presentato «in genere rappresentativo» di fronte al pubblico aristocratico di Venezia. Così descrive lo stesso Monteverdi la prima esecuzione:

In tal maniera (già 12 anni) fu rappresentato nel palazzo dell’Ill.mo ed Ecc.mo Signor Girolamo Mozzenigo […]; in tempo però di Carnevale, per esser passatempo di veglia, alla presenza di tutta la nobiltà, la quale restò mossa dall’effetto di compassione, in maniera che quasi fu per gettar lacrime e ne diede applauso per esser stato canto di genere non più visto né udito.

Biglietto € 10,00 (escluso tessera associativa annuale Teatro Antigone di € 2,00)

Lunedì 12 Marzo 2018 Ore 21,00
Teatro Antigone – Via Amerigo Vespucci 42, Roma (zona Testaccio)
Biglietto: € 10,00 più € 2,00 per tessera associativa annuale Teatro Antigone
Info e prenotazioni: Tel. 338.7610460 – Email furiosiaffetti@gmail.comweb furiosiaffetti.it

A Potenza musica e danza fra Cinquecento e Seicento

Sul palco dell’Auditorium del Conservatorio l’ensemble Festa Rustica con i danzatori de Il Teatro della Memoria

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Prosegue con un appuntamento interamente dedicato a compositori italiani del periodo a cavallo fra Cinquecento e Seicento (A. Falconieri, C. De Rore, G.B. Spadi, R. Rognoni, G.B. Fontana, M. Uccellini, F. Corbetta e G. Frescobaldi) la stagione dell’Ateneo Musica Basilicata. Protagonisti del concerto del prossimo 31 gennaio intitolato Stupori e Maraviglie. Danze di corte e virtuosismi agli albori del Barocco saranno i musicisti dell’ensemble Festa Rustica (Giorgio Matteoli – flauti dolci e concertazione; David Simonacci – violino barocco; Stefano Maiorana – tiorba e chitarra barocca; Mohssen Kasirossafar – percussioni) assieme ai danzatori de Il Teatro della Memoria Claudia Celi e Paolo Di Segni.

Domenica 31 Gennaio 2016 – ore 19,00
Auditorium del Conservatorio “G. da Venosa” – via F. Tammone, 1 – Potenza
Informazioni: tel. 0971-23024 – e-mail: info@ateneomusicabasilicata.it

La Padania: spezziamo una lancia?

Un contributo di Paolo Tagliapietra sulla musica strumentale nella valle del Po

Si è recentemente affermato che le prove dell’esistenza della Padania stiano nell’omonimo formaggio Grana, prodotto caseario che possiede indubbie virtù sopraffine… ma – prescindendo dalle implicazioni politiche che oggi si vogliano attribuire, anche suo malgrado, al pregiato elaborato delle stalle locali – le glorie della regione possono essere cercate anche altrove.

In quest’area, come è noto, fiorì fin dal Quattrocento una galassia di Ducati, Stati, Signorie che intravvedevano nella coltivazione delle arti, e della musica in primis, grandi possibilità di accrescimento al loro prestigio, anche in senso politico.

Le Cappelle Musicali a Mantova, Milano, Ferrara e negli altri centri di potere della zona, si contendevano gli artisti più rinomati a livello europeo; la produzione musicale che ne scaturì costituisce a tutt’oggi un corpus di valore storico inestimabile sia nel campo della musica sacra che profana.

Pian piano fiorì un’arte organaria, ma soprattutto una scuola di liuteria che non è mai più stata uguagliata nella storia. In epoca barocca la supremazia del violino e della famiglia degli strumenti “da brazzo” fu all’origine di una vera e propria esplosione di questa arte.

L’epicentro di questo fenomeno era proprio la valle del Po.

I Musici si riunivano generalmente in corporazioni, gilde o compagnie per difendere i loro interessi o incrementare le loro attività. A partire dagli anni trenta del Seicento – sul piano della funzione sociale – si affermò una nuova figura professionale: il Maestro di Cappella. Questo tipo di musicista, che dirige la musica da chiesa, è spesso, fatto nuovo rispetto al passato, ma non necessariamente un virtuoso di strumenti ad arco.

L’attenzione del musicista è ora rivolta primariamente verso la composizione e non è più la musica che scaturisce direttamente dall’attività improvvisativa del suonare uno strumento. Da ciò derivano importanti conseguenze linguistiche. Musicisti come Maurizio Cazzati, Giovanni Battista Vitali, Giovanni Maria Bononcini – tutti attivi nella regione padana e in particolare a Bologna – traghettano l’arte della musica strumentale verso un maggiore equilibrio compositivo. Bandite o quasi le stravaganze ornamentali e le esplorazioni dei registri acuti estremi del violino, prerogative di compositori precedenti come Giovanni Battista Fontana, Dario Castello o Marco Uccellini, si cerca ora di dare armoniosità alla composizione attraverso una maggiore attenzione rivolta all’equilibrio delle parti, alla regolarità delle pulsazioni, alla struttura dei movimenti, al linguaggio armonico. Si prepara insomma il terreno al grande normalizzatore del linguaggio della musica strumentale che arriverà nella seconda metà del secolo: Arcangelo Corelli.

La Sonata per due violini e basso o “Trio sonata”, sia essa da camera (successione di danze) o da chiesa (i cui movimenti sono designati mediante indicazioni agogiche come “adagio”, ”allegro”, “presto” ecc.) rappresenta il terreno elettivo per questo tipo di sperimentazione, in quanto coniuga il gusto del dialogo melodico tra due strumenti (contrappunto) con l’uso di un linguaggio armonico sempre più funzionale ad affermare quel senso di unitarietà. Una forma che utilizza appieno l’inventiva melodica e il virtuosismo strumentale tratti, questi, squisitamente italici e li plasma poi secondo un’eleganza formale e strutturale che è tipica di tutta la grande arte italiana, non solo musicale, anche al di là della Padania.