“Quel sogno-bisogno d’un Passato che tanto ci commuove e seduce”

Suggestioni d’antico in una Roma d’agosto raccontata da Francesco Bocchi

Forse complice una Roma quasi svuotata, visitata correndo in solitudine assoluta, libera, guadagnata palmo a palmo per la seconda volta soltanto nella mia vita; o sarà stata, allora, quell’accecante, sfuggente fragranza di mare così vicino e d’alte chiome di pini come nuvole verdi e d’origano rintanato qua e là; o –  ed è il motivo sicuramente effettivo, la ragione profonda, felice – il merito di tanto appagante splendore interiore dovrà attribuirsi totalmente all’incanto dell’Antico che, sotto gli aspetti mutevoli e tuttavia armonici di parola e nota e ritmo, straordinariamente ha percorso quell’intera settimana d’Humor Bizzarro al Testaccio. Entusiasti e intenti, noi che volevamo danzare abbiamo sciolto i piedi un po’ timidi, all’inizio, il nostro titubante o solo compito sembiante ben presto si è aperto allo spensierato gioco dell’interpretazione, dell’immersione in quel sogno-bisogno d’un Passato che tanto ci commuove e seduce. E la formazione precisa, competente, l’attenta istruzione, subito, e naturalmente, è scivolata nella cura, nel nutrimento dell’uomo, divenendo educazione autentica. E che emozione, in quella torrida serata di fine corso, a sbirciare, sulla porta, nell’angusta scatola magica del luogo deputato a teatro, dove s’assiepava un pubblico non tanto caloroso, direi, quanto affettuoso, la musica pizzicata, soffiata, ribattuta, accarezzata, agita, l’intelligente e saporito intreccio delle voci recitanti, il canto policrome da cui sempre pare sollevarsi una polvere d’oro, il sedimento leggero dei secoli preziosi che ci hanno fatti quelli che siamo! L’applauso, poi, l’affiatamento fra noi e l’eterogenea, amica compagine d’artisti, la serenità buona e luminosa dei maestri, hanno dolcemente coronato un’esperienza che, lo ammetto senz’alcuna inutile esagerazione, mi rimarrà nel cuore: grazie, dunque, Claudia, Andrea, e tutti voi, amici nel segno del grande movimento dell’anima, dell’Arte, per questo Passato magnifico, e dunque per l’ancora affamato Presente, e, necessariamente, per un intramontabile Futuro.

Abbiamo ricevuto questa bella testimonianza sul corso estivo 2011 da Francesco proprio la sera prima del terremoto che ha coinvolto i paesi dei nostri amici Francesco, Sandra e Morena. Così, pur grati per le sue belle parole ci siamo domandati se fosse il caso di pubblicare subito il suo scritto. Lo facciamo ora ma come augurio che Francesco e tutti coloro che sono stati più o meno duramente colpiti da questa calamità naturale possano al più presto tornare a una vita «normale» e continuare a coltivare, almeno nella memoria, tasselli del passato con quell’amore per l’Antico di cui parla Francesco, come nutrimento per l’anima anche quando la terra trema.
Andrea e Claudia

One Response to “Quel sogno-bisogno d’un Passato che tanto ci commuove e seduce”

  1. sono giorni che il mio pensiero vola a Francesco ed a Sandra..che bello il tuo scritto Francesco.. prego per voi, per questa dignitosa gente.. spero di vedervi e non vi manchi il nostro pensiero affettuoso e la nostra disponibilità.. io sono qui e vi abbraccio con amore materno. Grazie.

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