Al Ponchielli di Cremona “La patienza di Socrate con due mogli”

A conclusione del Monteverdi Festival 2018 va in scena lo «Scherzo drammatico per musica» composto da Antonio Draghi nel 1680

Riportiamo il comunicato del Teatro Ponchielli di Cremona:

Monteverdi Teatro Ponchielli

Festival Claudio Monteverdi

LA PATIENZA DI SOCRATE CON DUE MOGLI

di Antonio Draghi

YOUNG BAROCCO

Studenti, docenti, operatori culturali uniscono le forze per allestire uno ‘scherzo drammatico per musica’ che Antonio Draghi, Kapellmeister alla corte asburgica, scrisse per Vienna, in occasione del suo trasferimento a Praga per sfuggire alla peste intorno al 1679/1680. Regia e coreografia sono affidate alla musicologa e danzatrice barocca Ilaria Sainato, la concertazione e direzione all’eclettico Roberto Perata che guiderà l’Orchestra barocca del Conservatorio di Mantova. Un progetto fatto dai giovani professionisti di domani per celebrare la Festa della Musica.

Cantanti
Allievi del Conservatorio di Musica “L. Campiani”, Mantova

Corpo di ballo
Studenti del Dipartimento di Musicologia, Cremona (Seminario di danze storiche)

Orchestra
Orchestra Barocca del Conservatorio “L. Campiani”, Mantova

Ilaria Sainato, regia e coreografia
Roberto Perata, direttore

Sfoglia il programma di sala

Location: Palcoscenico del Teatro

Date evento:
giovedì 21 giugno 2018 ore 21:00
venerdì 22 giugno 2018 ore 21:00

Posto unico numerato € 10,00
biglietto studenti € 8,00
Biglietti in vendita presso la biglietteria del Teatro.

Contatti
Informazioni e prenotazioni telefoniche ai numeri:
0372.022.001 e 0372.022.002.

Mail (per informazioni non per prenotazioni):
biglietteria@teatroponchielli.it

La Cornamusa, Cremona e la Scozia – seconda puntata

di Angela Paletta

Mac Crimmon : leggenda o realtà?

Negli anni Cinquanta lo storico Agostino Cavalcabò parlò per la prima volta della possibilità che fosse stato proprio un piffararo cremonese a dare origine alla bagpipe scozzese: Pietro Bruno, questo il suo nome, emigrò verso nord a causa di dissidi con la chiesa, prendendo il nome di Patrick Cremon.

cornamusa Angela Paletta Mac Crimmon

Cremona, Palazzo degli Agricoltori, bassorilievo

Non c’è alcun documento che certifica l’ipotesi ma i suonatori di piffero di Cremona ebbero una fondamentale importanza storica per la città, tanto che, ancor oggi, è murato sulla fronte del palazzo degli Agricoltori in piazza del Comune un bassorilievo in marmo che rappresenta un “piffararo”.

Le delibere della “Magnifica Comunità di Cremona” documentano già agli inizi del 1400 che la corporazione dei musici di piffero venivano assunti settimanalmente per richiamare al vespro i cittadini, suonando davanti all’altar maggiore della Cattedrale sulla balconata del Battistero, intervenendo inoltre  in tutte le feste, nelle solennità, nelle processioni e in tutte le occasioni importanti. Il contratto prevedeva che il Comune fornisse ai pifferai sei braccia di panno bianco e rosso con cui dovevano confezionarsi l’abito e il mantello: indubbiamente un accordo importante se, nel 1603 come si legge nelle cronache, i piffarari sollevarono furibonda protesta quando il Comune stesso decise per carenza di fondi di assegnare stoffe solo per manti e cappelli.

Corsi e ricorsi storici, tra musicisti da pagare e chi fornisce gli ingaggi…

Rimarcata l’importanza della corporazione dei piffarari cremonesi, torniamo ora alla Scozia : la tradizione italiana faceva sì che la carica di maestro passasse di padre in figlio, creando in questo modo una sorta di continuità di clan.

Agostino Cavalcabò racconta di una cornamusista scozzese di origine italiana, una certa Rachele Mac Crimmon, morta a Dunvegan nell’estate del 1914 e nel Dizionario universale dei musicisti di Carlo Schmidl viene scritto quanto segue:

Nelle vene di questa singolare musicista scorreva però anche del buon sangue lombardo, poichè la tradizione ricorda come parecchi secoli addietro un cremonese suonatore d’arpa si stabilisse in Scozia, prendendo il nome di Mac Crimmon: i suoi discendenti divennero tutti celebri suonatori di cornamuse non solo, ma si distinsero anche come compositori, scrivendo una quantità di musica per questo strumento; essi fondarono a Dunvegan, ove vivevano, una scuola di cornamusisti che divenne famosa ed alla quale accorrevano allevi da tutte le contrade della Scozia, che trasfondevano poi a loro volta in altri esecutori l’arte loro.

Questa donna farebbe parte della leggendaria famiglia dei Mc Crimmon o “Da Cremona” che avrebbe il suo capostipite nella figura di un tale Corradino del 1227, rintracciato nei documenti da Cavalcabò, il quale però morì senza poter dare termine alla sua curiosa ricerca.

Ma in Scozia l’origine cremonese dello strumento è ormai accettata da anni: il ruolo del piper all’interno della società gaelica comportava una posizione di grande prestigio ed era quindi naturale che l’arte del piping fosse tramandata dal padre ai figli, così come accadeva nella società cremonese del Rinascimento.

cornamusa scozia Angela Paletta Mac Crimmon

La prima – e più famosa – dinastia di piper fu quella dei Mac Crimmon di Skye, piper del clan MacLeod di Skye per trecento anni: si ritiene addirittura che furono proprio loro ad avere concepito il pibroch ed infatti prima del loro arrivo sulla scena scozzese, le bagpipes erano in fondo uno strumento primitivo, dal repertorio musicale molto semplice. La loro linea familiare comprende una serie di compositori, suonatori e insegnanti che va dal XVI al XIX secolo. Il capostipite dei MacCrimmon divenne il piper personale del capo-clan dei MacLeod in un anno imprecisato del XVI secolo, presso il castello di Dunvegan. A questa importante dinastia di pipers venne donata dal capo-clan la bella e importante tenuta di Boreraig, alla sommità del lago Dunvegan: fino al 1773 il MacCrimmon College Of Piping a Boreraig divenne una sorta di mecca per i piper di tutta la Scozia.

Sitografia:

Un dovuto ringraziamento va al mio caro amico e scultore Marco Tenti per avermi segnalato la notizia.

La prima puntata dell’articolo può essere letta a questo link

La Cornamusa, Cremona e la Scozia – prima puntata

di Angela Paletta

Curiosità di parentele strumentali, di emigrazioni e guerre e di come andò

Tra i parenti prossimi all’oboe c’è senz’altro la cornamusa, strumento di origine medievale con un sistema aerofono a sacco su cui sono inserite le canne di bordone ad ancia semplice e una diteggiabile, chiamata chanter, suonata appunto con un’ancia doppia.

Le numerose varianti di questo strumento, in Europa Occidentale si distinguono in due tipologie fondamentali:

  • quelle ad aria calda, dove lo strumentista soffia l’aria nell’otre, gonfiandolo, attraverso un boccaglio o blow stick: l’aria immessa viene poi controllata nell’emissione dalle canne di bordone tramite la pressione più o meno intensa del braccio del piper. Appartengono a questo gruppo la Great Highland Bagpipe o cornamusa scozzese, la zampogna italiana, la gaita galiziana…
  • quelle ad aria fredda, dove l’otre viene gonfiato invece mediante un mantice legato sotto il gomito destro del suonatore il quale, muovendo il braccio, determinerà l’insufflazione continua. Appartengono a questo gruppo la Musette de Cour (di moda alla corte di Francia nel XVII secolo) e le Uilleann pipes irlandesi.

L’iconografia comune lega la cornamusa alla Scozia, ma a quanto pare le origini sono ben diverse da quelle che noi tutti conosciamo…

Cornamusa Taccuino Sanitatis Casanatense 4182

Cornamusa, ciaramella e danza nel Tacuinum Sanitatis della Biblioteca Casanatense

Le prime notizie relative ad uno strumento assimilabile sono di età ellenistica, dove un suonatore di otre a una canna viene raffigurato in una terracotta egizia, ma per le rappresentazioni vere e proprie bisogna attendere le Cantigas de Santa Maria ed il periodo medievale, dove viene a formarsi la figura del musico itinerante e di conseguenza si assiste alla nascita di tutta la serie degli strumenti portativi quali l’organo a mantice, i vari strumenti ad arco, a fiato e a percussione. Tra tutti questi spicca per varietà di utilizzo proprio la cornamusa: il timbro penetrante, la continuità del suono, l’imponenza del volume fanno sì che venga usata durante le feste così come ad incitare le battaglie.
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