“Nella danza e nel fare danza troviamo la prova che l’umanità è qualcosa di più del nostro ultimo, straziante fallimento globale”
A partire dal 1982 la data del 29 Aprile – compleanno di Jean-Georges Noverre (1727-1810) – è stata designata Giornata Internazionale della Danza. Per celebrare questa ricorrenza il Comitato Esecutivo e il Comitato Internazionale per la Danza dell’ITI (International Theatre Institute) hanno scelto come personalità cui affidare il messaggio per l’anno 2025 alla coreografa Crystal Pite. Qui di seguito la traduzione in italiano del messaggio diffuso dall’ITI.
International Theatre Institute ITI
World Organization for the Performing Arts
Messaggio per la Giornata Internazionale della Danza 2026 – 29 aprile
Autrice del Messaggio: Crystal PITE, Canada
Coreografa
Traduzione dall’originale inglese di Roberta Quarta – ITI Italia
Messaggio della Giornata Internazionale della Danza 2026 di Crystal PITE, Canada
Gli esseri umani si muovono: le nostre braccia si allungano, le ginocchia cedono, la testa annuisce, il petto si inarca, la schiena si incurva, saltiamo, alziamo le spalle, stringiamo i pugni, ci solleviamo e ci respingiamo a vicenda. Tutto questo è sia linguaggio che azione. È ciò che il corpo ha da dire rispetto al bisogno, alla sconfitta, al coraggio, alla disperazione, al desiderio, alla gioia, all’ambivalenza, alla frustrazione, all’amore. Queste immagini appaiono vivide e cariche di significato nella nostra mente perché abbiamo sentito queste cose in maniera così pura nel corpo: ci siamo emozionati.
Siamo danzatori, tutti noi lo siamo. La vita ci muove; la vita ci danza. Effimera come il respiro, concreta come le ossa, ogni danza è fatta di noi. Scolpiamo lo spazio. Scriviamo con i nostri corpi in un linguaggio senza parole che viene profondamente compreso. Onoriamo lo spazio dentro e intorno a noi quando danziamo.
Come la vita, una danza si crea e si distrugge in ogni istante. Come l’amore, è al di là della ragione.
Mi piace pensare al corpo come a un luogo; un luogo dove l’essere viene tenuto e plasmato. Quando danziamo, siamo profondamente coinvolti nell’essere presenti.
Scrivo queste parole all’inizio del 2026, quando sembra non esserci fine all’oppressione, allo sconvolgimento e alla sofferenza nel nostro mondo. Ogni giorno, mentre assistiamo all’orrore di ciò che gli esseri umani sono capaci di fare gli uni agli altri e al meccanismo di potere che finanzia e alimenta una violenza indicibile contro le persone e il pianeta, la danza può apparire come una risposta superficiale e inutile. È difficile immaginare cosa possa fare un artista della danza in un mondo che ha così disperatamente bisogno di un cambiamento radicale e di guarigione.
Eppure, l’arte, come la speranza, è una forma d’amore. Provocatoriamente generativa di fronte alla profanazione, l’arte è un solvente per la mente che si sta cristallizzando ed un balsamo per guarirla. L’arte è un vascello che ci accoglie mentre, insieme, affrontiamo le domande, in modo diverso, rispetto alle notizie, ai documentari e all’istruzione, alle opinioni e ai social media, all’attivismo e alla protesta, ma non incompatibile.
Attraverso la creatività, accumuliamo resistenza e speranza, tramite piccoli atti di coraggio, di curiosità, gentilezza e collaborazione. Nella danza e nel fare danza troviamo la prova che l’umanità è qualcosa di più del nostro ultimo, straziante fallimento globale.
Ma la danza non ha bisogno di giustificazioni, né di spiegazioni. È fatta di noi, eppure non ci deve nulla. Ha solo bisogno di abitare un corpo disponibile. Da lì, può tradurre l’ineffabile, agendo da intermediario tra noi e l’ignoto.
Siamo commossi da queste tracce evanescenti di bellezza nel momento presente. E mentre incarniamo sia la danza che la sua scomparsa, ci viene ricordata la nostra impermanenza. Allo stesso tempo, se prestiamo attenzione, la danza ci donerà un barlume momentaneo dell’anima.
